Le vie del Sacro a Besenello

Nel termine capitello, parola di origine dialettale dell'area triveneta, sono raggruppati tutti i segni sacri che stanno lungo le strade, agli incroci, sulle facciate delle case, come le edicole, i tabernacoli, gli altarini, le nicchie, i dipinti murali, le croci, le chiesette

La loro origine si perde nel tempo e nella tradizione agricola, non solo della nostra regione.
Essi sono sempre stati presenti presso i centri abitati e nelle campagne, e per questa loro continua presenza nella nostra storia rappresentano il filo conduttore che unisce la comunità antica a quella moderna e quella moderna a quella contemporanea.
La prima trasformazione epocale è segnata dalla continuità tra la religione pagana e quella cristiana, dovuta alla persistenza delle stesse esigenze legate alla terra.
Le necessità dei contadini romani non erano diverse da quelle dei contadini cristiani tutti pregavano che la stagione fosse buona e il raccolto abbondante, infatti i capitelli spesso sostituiscono i segni sacri della cultura precedente legati alla religione naturalistica.
Le comunità precristiane usavano segnare le proprietà private con cippi che sorgevano agli incroci (caput=capo, estremità), si credeva che in questi luoghi si concentrassero le forze del mistero e dell'ignoto, che fossero i punti d'incontro tra cielo e terra, il luogo in cui
si riunivano le streghe, o forze negative che dovevano essere tenute lontane dalle colture perché non ne venissero danneggiate.
Secondo altre teorie, il capitello ricorderebbe la simbologia dell'albero della vita capiyelum=capo di una colonna), in questo caso il capitello veniva posto all'entrata del paese, della contrada o del campo, ricordando la figura degli alberi che rappresentano la prima manifestazione del divino, la forza che fa nascere, crescere e sviluppare la vita.

Gli antichi romani erigevano dei campitum con funzione religiosa e civile, dedicati al culto dei lares campitales o viales, i confini divenivano così sacri, definivano e proteggevano dalle sventure lo spazio vitale del contadino che vive e lavora in esso, stagione dopo stagione, con un incedere del tempo che si ripete (primavera, estate, autunno, inverno), di per sé ritualizzato nella ripetitività dei gesti. Attraverso i capitelli è dunque possibile ricostruire la storia della società che gli ha eretti.
Infatti a Besenello sono particolarmente numerosi rispetto, ad esempio, a Calliano dove quasi non sono presenti; questo ci parla di una popolazione maggiormente legata al lavoro agricolo (a Calliano da sempre vi erano i sioreti che costruivano palazzi e non edicole), alla tradizione religiosa che è più radicata nella gente e si tramanda da generazione in generazione.
La stessa rappresentazione che i capitelli custodiscono ci svela qualcosa, qui abbiamo un numero elevatissimo di dediche alla Madonna e al Crocefisso, questo significa una ricerca di protezione semplice e diretta, non influenzata da correnti culturali esterne, rivolta all'interno del paese dove il forte legame tra la gente rende superfluo il confronto con l'esterno.
A Volano, paese più vicino a Rovereto caratterizzato da un'attività culturale più aperta alle diversità compaiono nelle raffigurazioni S. Rocco, S. Valentino, S. Antonio, santi che sono sì legati all'agricoltura, ma secondo una modalità più diversificata e sensibile ai cambiamenti dei tempi.
Non a caso vi sono capitelli più antichi che a Besenello (XV sec.), con caratteristiche di rappresentazione che rivelano la conoscenza delle correnti artistiche del momento: il primo Rinascimento di cui è esempio emblematico la chiesetta di S.Rocco.
Inoltre la presenza di capitelli recenti è limitata, in questo caso ciò è sintomo di una maggior sensibilità al cambiamento culturale in atto che vede la popolazione affidarsi sempre meno ai capitelli esprimere la propria fede.
La presenza di numerosi capitelli di recente fattura o del rifacimento di antichi manufatti preesistenti, rivela che qui la tradizione contadina non si è ancora dileguata, il legame con la tradizione è ancora forte rispetto ad altri posti, i capitelli sono diventati un elemento di sicurezza, dei punti di riferimento che comunicano stabilità rispetto alla frenetica trasformazione avviata dalla rivoluzione industriale, sono il modo in cui il paese testimonia la sua voglia di mantenere il legame con le proprie radici, contro lo svuotamento di senso che crea la società contemporanea.
Possiamo quasi considerarli un mezzo di salvezza, in quanto ci possono aiutare a conoscere e comprendere ciò che ha costituito il nostro presente, e ci possono aiutare a salvarlo appunto dall'omologazione della modernità e rinnovarlo nel rispetto dei suoi caratteri originari.
 
tratto da "Le vie del Sacro" a cura di Cristiana Debiasi
Edizione Osiride 2000

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Sabato, 18 Luglio 2015 - Ultima modifica: Mercoledì, 06 Aprile 2016